ll futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni. (Eleanor Roosevelt)

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mercoledì 7 novembre 2007

De(motiva)

Oggi al telegiornale ho visto un ragazzo biondo finlandese che questa mattina si è svegliato, si è collegato a internet, ha pubblicato un video in cui annunciava una strage scolastica, è uscito di casa con in una mano una pistola e nell'altra la cartella e si è diretto a scuola.
Aveva in mente già da un po', visto che il giornalista ha parlato di un blog dove il ragazzo pianificava la sua follia, di fare una strage a scuola.
La prima domanda è: Perchè? Elenco delle giustificazioni: la scuola non funziona. Uccidere non credo sia la soluzione più adatta, non regge come motivazione.
Nessuna ragazza voleva uscire con il tipo che ha sparato. Poteva essere un movente se avesse ucciso selettivamente solo le ragazze e comunque sarebbe stato un gesto impopolare per accattivarsi le "soprevissute".
Il ragazzo pluriomicida rischiava di ripetere l'anno. Sì, ma forse era meglio bocciato che morto dato che in ultimo si è suicidato e ad ogni modo a ottobre è prematuro.
Non mi viene in mente nessun'altra motivazione "plausibile" nessun altro "senso" da dare a questa brutta storia.
Il motivo c'è e lui, il ragazzo con la pistola, l'aveva urlato a caratteri cubitali sul suo blog e su Youtube! Solo nessuno l'aveva voluto sentire. Nemmeno la polizia postale (magari qualcuno sta pensando che la rete deve essere libera, solo che dato che non è libera ma controllata almeno che i controlli riescano a sventare una strage). Il ragazzo era un nazista e voleva fare pulizia etnica.
Succede. Possibile che la storia non abbia insegnato niente ai nostri ragazzi? Dov'è la scuola? Dove sono e cosa dicono ora i professori di quella storia? E io, avrò il coraggio domani mattina di affrontare il discorso con i miei ragazzi o mi nasconderò anch'io dietro una cattedra?

27 commenti:

Carlo ha detto...

Certo che avrai il coraggio, anche se con i ragazzini delle medie può essere difficile. L’esplosione di follìa che porta a fare una strage ha radici imperscrutabili: anche l’ideologia nazista, in quel caso, non può che essere la copertura di un disagio più profondo. Accade che l’odio verso gli altri e verso sé stessi (di solito vanno insieme) monti dentro come una marea nera, e poi trabocchi in gesti distruttivi. Ce ne sono state non poche di queste stragi “inspiegabili” in anni recenti. La psiche spesso nasconde tutto nelle sue profondità, nei suoi meandri, e colui che farà la prossima strage magari è accanto a noi e non ce ne accorgiamo. Di disgraziati pieni di rancore ne vedo quasi ogni giorno (dico disgraziati perché il rancore avvelena soprattutto chi lo prova: se odio il mio capufficio sto male io, lui manco se ne accorge), probabilmente nessuno di loro farà una strage (probabilmente!), ma non è una bella vita. A volte il gesto estremo del disagio è rivolto solo contro sé stessi (il rapido suicidio di un colpo di pistola o di un volo dal balcone; il lento suicidio dell’alcolismo o della droga), altre volte coinvolge il “resto del mondo”, spesso rappresentato semplicemente dalle persone che si trovano a passare lì per caso (in una scuola, in una via, in un supermercato).
Scruta i tuoi ragazzini a scuola, vedi se e come imparano a gestire le giornate, i rapporti, lo scontro fra il volere e il potere. Una dose di rancore esiste sempre. È un bel mattino, oggi, sono le 7.40 (ora italiana, non so che ora dirà il fuso del tuo blog!), vorrei correre per i prati del parco, vorrei fare l’amore, vorrei prendere un foglio e fare un disegno colorato, e invece so che passerò la giornata al lavoro, ho due lavori da fare entro stasera, mi lasceranno pochi minuti liberi. A volte penso di essere pazzo a buttar via così le meravigliose irripetibili giornate della vita, vorrei rovesciare il tavolo, mandare tutti affanculo e fare quello che voglio fare, non quello che devo. Ma posso non lavorare? Vedi come diventa subito difficile il discorso. Forse da una cosa così semplice, se non si riesce a mediarla (per esempio pensando che nelle giornate ci sono anche momenti miei, che nei mesi ci sono anche giorni miei, che il mio pensiero resta libero), può nascere un quotidiano rancore. Il bravo impiegato che è andato quieto quieto in ufficio per trent’anni, ma ogni giorno avrebbe voluto fare altro, ogni giorno ha soffocato il suo desiderio, ogni giorno ha aggiunto una goccia di veleno dentro di sé, un mattino in ufficio ci va con la pistola e uccide tutti. Era una così brava persona, nessuno mai s’era accorto di nulla.
Conciliare la vita sociale, affettiva, lavorativa, la vita reale che riusciamo a vivere, con la vita del nostro sogno, la vita intima di noi stessi: non ci si riesce mai perfettamente, bisogna modificarle entrambe, modificare un po’ la realtà e un po’ sé stessi, forse chi è più forte modifica di più la realtà, chi è più debole adatta di più sé stesso, me neppure questa è una verità assoluta. Quando lo scarto è troppo grande, insopportabile, scattano i rancori, i disagi, i veleni. La rabbia si gonfia dentro e diventa incontrollabile. A volte alla fine si fa fuoco. Ciao Chiara, un abbraccio anti-veleno.

mistahkurtz ha detto...

No, Chiara. Il ragazzo non era un nazista. Il ragazzo era un ragazzo. Il ragazzo non voleva fare alcuna pulizia etnica. Giornalisti della "libera stampa"... Pseudo-nazismo... Carne da porco per morbosi vojeur. La morte è sempre mediatica. Anche l'ideologia nazista che si lega alla morte è mediatica. Questo il ragazzo lo sapeva. Lo sguardo che va nel torbido. Che va a sfogliare libri e album di fotografie, alla ricerca della morte, del sangue. Il motivo è altro. Il ragazzo è altro. Non occorre chiedersi il perché. Ci si chieda il "come". Il perché verrà fuori dalla concatenazione dei "come".

Chiara Borghi ha detto...

Ciao misthkurtz,
forse io sono ancora troppo legata ad una visione del mondo che va alla ricerca di un senso nelle cose che accadono, probabilmente sono antica perchè se osservo il mondo che mi sta attorno spesso le cose che vi accadono sono prive di senso. Il ragazzo della scuola finlandese era un semplice ragazzo, condivido, non lo voglio nascondere dietro un'ideologia come ad una scusa, ma sicuramente un ragazzo cresciuto senza l'ombra di un educazione emotiva. Un menbro della generazione Q, come i ragazzi del cavalcavia che hanno ucciso delle persone lanciando sassi a caso. Io credo queste situazioni derivino dal fatto che attraverso i media la vita e la morte si confondono e sia sempre più difficile distinguere il bene e il male così che fare una strage o farsi una partita ad un videogioco sia la stessa cosa

mistahkurtz ha detto...

Ciao, Chiara. Mi hai frainteso. Ho lasciato a casa vittimismo e pietismo da un pezzo. Così come mi sono lasciato alle spalle la retorica "sistemistica" o i dogmi facilotti e scassacazzi di religione e psicanalisi (soprattutto spicciola). Il mio discorso è un altro. Ho suggerito di puntare sui come, mai sui perché. L'ho suggerita come unica via (peraltro raramente percorsa) per giungere a coclusioni plausibili. Non ci si chieda: "Perché accadono queste cose?". Piuttosto ci si chieda: "Come è potuto accadere?". "Come è successo?". Dalla concatenazione dei come verrà fuori il perché più probabile. Ma è sempre e solo un'opinione. E il dire che il ragazzo fosse solo un ragazzo è un mio modo di affermare l'incapacità di molti a vedere le cose nella loro "complessa" semplicità. A volte un racconto è solo un racconto, una poesia è solo una poesia, una canzone è solo una canzone. A volte una ragazzo è solo un ragazzo. Perché mai, un racconto, una poesia, una canzone, debbano essere sempre prima (o dopo) qualcosa d'altro? Devono essere sempre socio-qualcosa o psico-nonsochè? A volte sono solo quello che sono. Perché quello lo sono sempre. E il ragazzo quello lo è sempre stato: un ragazzo. Ora, a me infastidisce molto l'atteggiamento dei giornalisti della "libera stampa" capaci solo di ingrassare a cucchiaiate di marmellata emotiva (e indigesta) un avvenimento complessivamente semplice. Il tutto, com'è ovvio, per farne una preda mediatica ideale per quel folto pubblico di vojeur del macabro che pende dalle penne di costoro. Il ragazzo non era un nazista. Il ragazzo era un ragazzo. E gli altri, quelli che sono morti, erano uomini, donne, ragazzi. Non c'era alcuna pulizia etnica, dietro il gesto. A me sa tanto che occorre fare dietrologia soltanto su quanto scrivono i giornali. Il resto è il nocciolo. E il nocciolo è duro da mordere.

pandora ha detto...

Ah ma si è aggiunto un altro maschietto!!! Ma che bello!!! Tutti dietro alla mogliettina del capitalista? Mistahkurtz sei penoso! Sei peggio di carlo. Chiara... perché non gliela dai a tutti e due almeno si levano dalle palle?

Anonimo ha detto...

Pandora... sei in anticipo. I pandori comincio a mangiarmeli a metà dicembre. Ma si può sempre fare un'eccezione. Te la concedo volentieri. Anche perché la cosa mi incuriosisce... così come mi incuriosisce il vasino da cui sei uscita. Senti, perché non me la dai tu?

mistahkurtz ha detto...

Ehm... ho dimenticato di firmarmi. Ma l'invito è ugualmente valido. Sono mistahkurtz.

Chiara Borghi ha detto...

A mistahkurtz:
Il tuo discorso è molto interessante ma anche davvero difficile perchè pone alla base di tutto la comprensione del gesto nella sua semplicità. Spero di aver capito giusto...
P.s. se puoi addolcisci Pandora perchè delle sue cattiverie gratuite non ne posso quasi più

Carlo ha detto...

Pandora, Pandora! Non dire cazzate! Su queste cazzate qui non meriteresti neanche una risposta, ma te ne voglio dare una scherzosa, a livello di battuta, così forse si alleggerisce il clima. Riguardo alla tua frase Chiara... perché non gliela dai a tutti e due almeno si levano dalle palle? - ti rispondo: non so all'altro, ma se la desse a me Chiara non otterrebbe affatto di togliermi dalle palle. Non sono uno che usa e getta, magari le chiederei di sposarmi, poi! Sii più dolce, Pandora: che cos'è che ti rende così acidula? Vuoi sposarmi tu?

Anonimo ha detto...

[trascrivo il lungo sms multiplo di un'arguta amica che non commenta nei blog ma li legge e a volte me ne dice qualcosa] Ciao! Sono andata a leggere i commenti vari nel blog di Chiara. Beh. Ma tu Pandorina la conosci? Lessico colorito direi. Ma ce l'avrà d'oro lei? A sentirla... deve averla di uno stampo speciale. Avranno fatto la sua, e dopo avrenno buttato via lo stampo. Mah. Ridiamoci su... Io però diffido sempre da quelle che parlano così. Altre che predicano bene e razzolano male. E poi secondo me son quelle che alla fine son loro che non scopano da una vita e sono acide, in crisi d'astinenza sessuale. Assomigliano vagamente a mia cognata, per non far nomi. Devono aver frequentato lo stesso corso di scrittura creativa. Povera Chiara, tutto nel suo blog, così pulito! Ti bacio forte e [seguono parti personali fra lei e me]

Chiara Borghi ha detto...

Ciao Anonimo,
è vero tutta 'sta volgarità da 'sta Pandora nel mio blog senza motivo...boh.
Saluti

pandora ha detto...

Ei capitalista perché non vieni a vedere cosa scrive questo qui di matrimonio? hi hi hi ... baci baci baci

pandora ha detto...

Per quanto riguarda la mia presunta volgarità e il mio lessico colorito, potrei anche schiarirmi la gola e cercare di parlare in un'altra maniera. Ma cosa cambierebbe? Niente. Voi vi dite nemici della mia volgarità perché non riuscite a rispondermi con altro. Quel carlo non dice niente e gira attorno alle cose. Ma anche se dicessi le cose in un altro modo direi le stesse cose. Se invece di dire non capisci un cazzo dicessi tu non hai compreso nulla non cambierebbe un h. Non sono io che faccio le carte false con te e non è da me che devi guardarti le spalle. Ma lui ha ragione. Se glie la dai non si leva mica dalle palle, uno che è sempre lì a scodinzolare come un cane. Ti lascia addosso solo i peli e le bave. Spiegami tu come fai a tenerlo buono. Quell'altro è una faccia di merda che fa lo spiritoso e ha poco da farlo e il fascista mi domando solo quando si decide a rompere il naso a tutti quanti. Quando si dice la coerenza e la correttezza.

Anonimo ha detto...

Senti Pandora. Hai proprio rotto i coglioni e io, al contrario di te, solitamente non uso quasi mai questo lessico colorito. Come ho già avuto modo di dire, sei proprio una persona acida e con qualche astinenza cronica che ti rende solo un avanzo da pattumiera, sentimentalmente parlando. Questo almeno è quello che lasci trasparire dai commenti che lasci nel blog. Per il resto non so chi tu sia, e francamente ... me ne infischio. Cosa ne ricavi a portare zizzania in un blog, piuttosto che in un altro? Hai qualcosa da dire a qualcuno? Diglielo direttamente.
O per caso la tua malvagia e fetida acidità ne risente positivamente sfogandosi un pò qui?
Che ne sai tu di tutti quelli che citi e insulti e condanni e critichi qui? Sei tu per prima che sembri non conoscere te stessa. Pensa per te. Vivi e lascia vivere.
R.

Anonimo ha detto...

Dimenticavo un particolare.
Qui, dalle mie parti, i Pandori li cuociamo lentamente al forno...
Sai, per una bella doratura. Poi li mangiamo pure.
A volte capita di dimenticarseli... nel forno.
Bruciati.

Chiara Borghi ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Chiara Borghi ha detto...

che schifo sembra il testo di una puntata di Uomini e Donne. Beh, io ho il ruolo della De Filippi!
P.S. Ho cancellato un commento mio perchè scrivendo dal letto era pieno di errori di battitura

Chiara Borghi ha detto...

Beh ha il senso di "Che Merda!"

Anonimo ha detto...

Eh, ma no. Così non vale. Adesso mi interrogherò a vita per chiedermi cosa conteneva questo post eliminato. Ma Chiara, era così tremendo da doverlo cancellare?
Era di Pandora?
Sono abituata a i discorsi da pattumiera. Ho il cellulare bombardato anche stamattina.
Potrei farmi consigliare da Pandora stessa qualche frase ad "effetto".

Anonimo ha detto...

Dimenticavo di firmarmi.
Son sempre io... che a volte brucio i pandori, in forno.
Ne ho uno grande di forno, a sei bocche. E non scherzo.
R.

Anonimo ha detto...

Già. Sembra una puntata di un penoso reality, su questo hai pienamente ragione.
Riflesso condizionato di qualcosa che non va.
Ma niente paura!
Una ripulitina e via...
Hai provato con la soda caustica?
Il forno viene una meraviglia.
- Mi scuserai. stamattina sono in vena di cretinate.- Un saluto. R.

Chiara Borghi ha detto...

No era un mio post, il contenuto era quello del post successivo. Solo era in sanscrito!
Non cancellerei mai un post di un altro! E che cacchio, ognuno è libero di dire quello che vuole!
Domanda: ma chi sei R? Xchè resti anonimo? Sai, curiosità

Anonimo ha detto...

Chiedi a Carlo chi sono. Lui lo sa, e te lo dirà senza problemi.
E preferisco non firmarmi per esteso. Ho già abbastanza casini lo stesso, e sono cose di cui sono francamente un pò stanca. Però non ho perso il vizio di leggere i blog.
Ho ordinato anche il tuo libro! Con una certa difficoltà, direi, ma credo che mi arriverà. Spero. Ti saprò dire.
Ciao! R.

Anonimo ha detto...

Forse, dovresti chiedere anche a Pandora e a Mistahkurtz chi sono.
Li trovo più "anonimi" di quello che son io. Eppure sembrano conoscervi così bene.

Anonimo ha detto...

Sono sempre R. Mi sono scordata di firmare il post precedente. Devo ancora abituarmi ad essere una anonima! Però mi sono accorta ora che c'è un post anonimo in cui io non c'entro per nulla. E' il sesto, firmato anonimo appunto, ma non son io. A me la " " di Pandora non interessa.
:-)! Ciao R.

Carlo ha detto...

Chiara, ognuno è libero di dire quello che vuole, come dici tu, ma fino a un certo punto. Pandora è da giorni che sta stuzzicandomi per farmi dire cose che secondo me in un blog non vanno bene, e infatti non dico. Ossia: non posso usare il blog per dire una cosa "a te", dimenticando che la leggono anche tutti gli altri frequentatori del blog e potenzialmente "chiunque". Un blog non è una telefonata personale o una mail. Per una questione di rispetto. Io lo so che dico già fin troppo, ma su un certo confine di "personale" mi fermo e casomai, appunto, scrivo una mail alla persona, singola, a cui voglio dire la cosa. Non si può fare tutto in piazza, se no diventa davvero un reality show (e, oltretutto, per quale pubblico? chi fa la parte del morboso telespettatore?)

Chiara Borghi ha detto...

Grazie R, grazie per aver acquistato il mio libro!
Sulla questione dell'anonimo o non, è questione di curiosità e necessità di dare un nome alle persone con cui "parlo" anche uno pseudonimo