domenica 8 novembre 2009

Se ti dico Ciao...

Se ti dico Ciao e ti ballo a fianco per tutta la sera devi "rimorchiarmi"!!!
Ma cosa devo fare? Sono venuta in discoteca ( e già ho sforato le mie abitudini) sono agghindata come una diva, sopporto odore di sudore, calca e se non avessi avuto l'omaggio donna avrei anche speso venti euro, ti ho visto ( e anche tu mi hai visto), mi sono resa disponibile, ti ho sorriso e salutato cosa vuoi? Un cartello?
Ok. Maledetta parità. Ma questa è predominanza femminile. Non voglio, non è nellla mia natura! e tu maschio balli tutta notte con i tuoi amici, vieni fuori quando vado a fumare, mi guardi come un abito in vetrina e niente, non ti muovi.
Pensa che mia madre mi racconta che negli anni settanta se ne stava seduta al tavolo ad aspettare che qualcuno la invitasse e la invitavano! Anzi, così ha conosciuto mio padre! neanche lo sforzo di sgambettare sola in pista. trent'anni dopo, il maschio è andato. Non riesci più a conoscerlo se non ti ci butti addosso. E certe volte fa il refioso lui! Si sono ribaltati i ruoli e la donna è cacciatrice.
Vedo donne che offrono da bere, attaccano bottone, si strusciano, si danno da fare ma...non fa per me...e alle due e mezza con il locale affollato e la musica che impazza io ho le gambe a pezzi, gli occhi che bruciano e vado a casa...con il tipo che mi guarda uscire e mi segue con lo sguardo senza muovere un dito.
Ed io mi giro e dico " Ciao" pensando " razza di coglione"

martedì 3 novembre 2009

Quello che non ti aspetti

Nell'ultimo periodo è capitato tutto quello che nella vita non aspettavo. E' tornato a trovarmi Fabien, mio amore estivo, che pensavo di non rivedere mai più. Mi hanno messa a organizzare un corso di tetaro per disabili a Finalborgo mentre io avevo fatto domanda ad Altare, il corso procede molto bene e forse entrerò davvero a lavorare in televisione.
Tutto il contrario da ciò che avevo immaginato. Pensavo che le storielle estive sarebbero convogliate in una grande storia d'amore ma ancora aspetto, probabilmente non era la cosa principale. Costruirsi una carriera e una vita prima di tutto!
Se penso che un anno fa la mia vita stava dirigendosi contro un treno penso di aver superato brillantemente la questione. Sicuramente sono più forte. E il futuro potrà solo essere migliore.

sabato 26 settembre 2009

Matrimoni

Se mai qualcuno dovesse chiedermi di sposarmi sarà in comune. Deciso oggi, dopo l'estenuante cerimonia in chiesa della mia amica Maura, la prima a sposarsi della mia leva. Non voglio vedere i miei invitati sbadigliare, dieci minuti bastano. Poi si deve stare insieme tutta la vita! Cechiamo di non annoiarci il primo giorno!

mercoledì 16 settembre 2009

la strada tortuosa

Ho il blocco dello scrittore. Non riesco a proseguire il mio nuovo romanzo. Ho tutto in mente, la storia, la trama ma non riesco ad andare avanti. Rimango ferma, bloccata, le parole non escono. Come quando hai qualcosa di importante da dire ma non ti vengono le parole. Non dico quelle giuste che non si sa mai quali sono e comunque non sono io a decidere. Scrivere un romanzo è un po' come fare un regalo: non puoi sapere se piacerà. E poi la vita propone strane scelte. E poi a volte io preferisco la strada difficile e a volte rimango troppo a pensare. A volte sono io a rimandare un incontro. Sento qualcosa che manca e forse è questa l'origine del mio blocco. E sento che qualcosa presto arriverà.

martedì 8 settembre 2009

messaggi del buongiorno

Probabilmente la differenza tra un single e un fisanzato sta nel ricevere sul cellulare o meno messaggi del buon riscveglio.
"Buongiorno piccola" cose del genere che arrivano dal fidanzato alle ore più sonnolente tipo le sette del mattino. In piena fase rem ti sveglia un trillo e tu sai in quel momento che c'è un fidanzato dall'altra parte.
E questa è la parte che poi cerchi nei periodi da single, quello che ti manca di lui.
E' possibile che un legame si riassuma in un due parole scritte di corsa prima di andare al lavoror?
In prativa si, in pratica è come dire sei il mio primo pensiero del mattino. Cose del genere. Sdolcinate e noiose. Cose che determinano uno status e ti fanno sentire parte di una categoria. Forse una marea di cazzate.

lunedì 17 agosto 2009

il ragazzo di Montpellier

Ero tornata da due giorni
e già avevo fatto l'amore
io, a savona
tu, a Montpellier.
Ero tornata da due giorni
e già in parte dimenticavo
i piccoli gesti come
i piccoli baci
probabilmente il treno aveva
smussato gli angoli
creato avallamenti.
Il tuo profilo accigliato
quello sì, lo ricordavo benissimo

martedì 21 luglio 2009

Verso Milano

Sul treno per Milano non c’era posto a sedere e ho passato tutto il viaggio in piedi o seduta sul seggiolino in corridoio con l’incombenza puntuale di allungare e ritirare le gambe al passaggio di qualsiasi passante e di alzarmi in piedi al passaggio del carrello delle vivande. Quando non ero impegnata in questi esercizi di educata convivenza ho letto un romanzo. Una storia d’amore dove una lei sfigatissima è abbandonata da un lui bastardo per una stronza con i fiocchi e questa soffre finché non rincontra il suo primo amore del liceo che è diventato ricco e bellissimo e che senza un attimo di indecisione molla la sua fidanzata modella isterica e si innamora di lei, della sfigatissima. E vivono felici e contenti, tutto grazie a facebook.
Io sto andando a Milano per un colloquio, mediaset seleziona giovani laureati per un corso da autore televisivo e io nella vita non ho mai voluto davvero far altro. Anzi vorrei fare tante cose, praticamente tutti i mestieri mi affascinano per qualche verso ma l’autore è sempre stato per me una figura affascinante e misteriosa. E’ colui che crea ma che non c’è. E’ il creatore del successo che non ne è investito. E’ la figura indispensabile nell’ombra. E’ il nome dei titoli di coda. Il grazie a che nessuno conosce di persona. E’ il demiurgo ed io ho sempre voluto esserlo.
Mentre leggo il romanzo e passo le stazioni di Voghera, Pavia e Rogoredo però la mia mente non pensa al colloquio, al sogno e al demiurgo, la mia mente è come fosse sicura e tranquilla, non è in ansia per quello che sta andando a fare. La mia mente pensa a Claudio. Claudio è il mio vecchio fidanzato, dico vecchio perché non sopporto il prefisso ex. Ex in latino vuol dire fuori, ed è proprio il contrario di quello che Claudio è adesso per me. Lui non è più fuori, se fosse fuori lo vedrei invece non lo vedo, non lo incontro, non lo cerco neanche più. Claudio continua a essere dentro di me. Sento che c’è quando mi sveglio, quando leggo qualcosa che mi piace, quando scrivo, quando ballo, quando mangio, quando vado a Milano per un colloquio importante lui è li con me al centro dei miei pensieri. E non riesce a uscire. E’ il Minotauro nel labirinto dei miei sentimenti e sbrana tutti i ragazzi che provano a entrarvi.
Mentre leggo la storia della ragazza sfigatissima mi immedesimo e penso che anche io ho “conosciuto” qualcuno interessante su facebook che vagamente e per pochi istanti mi ha fatto provare qualcosa di “simile” a quell’emozione indescrivibile che era Claudio. Solo che la vita è leggermente diversa dalla finzione e il mio ragazzo sconosciuto è sparito. Chiuso, cancellato dal social net-work senza nemmeno salutare. Questo pensiero mi fa salire la tristezza come il singhiozzo, all’improvviso.
Se Claudio mi parlasse lo renderei partecipe delle mie occasioni di quello che faccio per la mia professione, che ho ancora voglia di vivere. Che mi sento una persona migliore di quella che ha lasciato lui. Una che fa le cose che voleva fare da piccola, una che gli altri stimano, una che ha classe. Lui mi ricorda come una che perde il lavoro, che si distrae parecchio, che mangia schifezze e non va in palestra e che non sa fare un discorso serio. Una che non mai d’accordo con lui, mai dalla sua parte. Quando stavamo insieme si parlava di cosa sarebbe successo se ci fossimo lasciati, lui era sicuro che saremmo rimasti amici, che lui era sicuro di voler diventare un mio amico e che le storie iniziano e che inevitabilmente finiscono e che si diventa amici. Mi ha sempre sorpreso da parte sua questa visione finalistica dell’amore: Le storie inevitabilmente finiscono.
Come inevitabilmente? Come mai ne sei tanto sicuro? In un film si diceva che se ami qualcuno non arriva mai il momento di dire basta è finita. Le storie magari finiscono ma l’amore non può.
Come si fa a chiamare dieci volte una persona in un giorno e nel giro di due ore decidere di non chiamarla mai più? Come si fa a chiamare venti volte la ragazza che ha scordato a casa il cellulare e preoccuparsi per lei e poi decidere di non avere più niente da fare con lei.
Spesso vorrei chiamarlo, Claudio, ma ormai ho paura di non sapere cosa dirgli. Sono passati sette mesi, ho tolto dagli scaffali le sue foto, dagli armadi la sua roba, dai documenti del cane il suo cognome ma ancora dal mio cuore sebbene tenti di pulirlo lui traspare.
Il treno è arrivato in stazione centrale, non fa nemmeno tanto caldo per essere una fine luglio milanese, ho un’ora per mangiare e raggiungere il luogo dell’appuntamento. In effetti potevo dare appuntamento ad un ragazzo di Milano che ogni tanto mi scrive su Facebook, ma mi viene in mente solo ora e ormai è tardi. Magari oggi la mia vita svolta a mio favore.