ll futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni. (Eleanor Roosevelt)

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giovedì 25 ottobre 2007

Oggi piove

Oggi ha piovuto tutto il giorno ed io sono stata tutto il giorno fuori casa per lavoro. Non amo uscire di casa col brutto tempo e ho sempre invidiato un po' quelle persone che amano passeggiare sotto la pioggia, che nelle pozzanghere ci sguazzano. Per me non è così, a me viene subito freddo e i capelli crespi. Credo sia un peccato perchè la pioggia ha sempre ispirato moltissimi poeti che le hanno dedicato versi fantastici. Quando piove infatti mi vengono sempre in mente alcuni versi di una poesia di Jim Morrison, non la ricordo esattamente (non ricordo mai esattamente niente), più o meno dice così : mi piace la pioggia perchè quando piove non si vede che ho pianto.
Questo è il senso, non la citazione. La citazione non la ricordo, tanto a me viene in mente il senso.
Oppure Verlaine - piove nel mio cuore come sulla città- però questa la penso soprattutto quando sono triste e fuori piove.
Nel mio nuovo racconto lungo Il Tempo é scaduto è sempre presente la pioggia, chi volesse verificarlo il volume (volumetto) è in libreria.
Nel mio racconto la pioggia è sia stato d'animo del protagonista che elemento metereologico.
Di seguito inserisco una mio racconto, non sulla pioggia come sarebbe logico ma sul primo giorno di flusso mestruale che in senso ampio è un giorno di pioggia .


Primo giorno

Lui sanguina e scende grigio tutto attorno
Ogni istante è fermo mentre
Il mio tempo si tinge.
Quando il periodo stinge
è sangue. La notte. Il giorno.
Il gioco della vita in 28 mosse
la vincita: un figlio o una dismenorrea.
Sempre trauma rosso.
Oggi si svela il mio mistero
La mia pazienza
La capacità aliena
Di aspettare ogni mese che un’attesa si disattenda,
scorra il mio esserci donna .

5 commenti:

Carlo ha detto...

L'hai chiamato racconto, ma è una poesia. Una poesia che racconta, forse, ma una poesia. Anche qui piove a dirotto stanotte. Tu sei stata fuori, io tutto il giorno in casa a lavorare. Ho finito adesso, mezzanotte passata, con una telefonata di lavoro (molto tecnologica, via Skype) durata tre ore: verifichiamo il testo punto per punto telefonicamente, al computer. Avevo cominciato a lavorare stamattina alle sette e ho fatto ben poche brevi pause. Un superlavoro così, da professionista arrapato, con la differenza che io non guadagno un cazzo: è quella la cosa che non coincide! Fa lo stesso, mi arrangerò. Piove. Aver lavorato così intensamente tutto il giorno se non altro mi ha tenuto il pensiero più occupato, lontano dai soliti contorcimenti, lontano dalle chimere. A me a dire il vero la pioggia piace. Non sempre. A volte. Stanotte mi va bene che piova, la sento sulla tettoia del terrazzo, la sento scrosciare e mi sa di vita. Passeggiare sotto la pioggia non è male, se si è abbracciati a qualcuno e te ne freghi di bagnarti. Non stai male quando i capelli ti si fanno più crespi, sai? Riccia lo sei di natura. Ma nel tuo paese la pioggia ha un sapore particolare. A volte è troppo fredda, però fa rinvenire l’odore del bosco. La tua poesia sul flusso mestruale è strana, ho cercato tante volte di «capirla» di più ma forse non c’è niente da capire. C’è il tuo semplice e complesso essere donna. Le parole ne traducono solo una piccolissima parte. Sono stanchissimo ora, mi metterò a letto, domattina si ricomincia presto. Ma passerà questo periodo di superlavoro, poi magari capiterà un mese di quasi disoccupazione, così va con la precarietà. Lo sai anche tu! Lo sappiamo un po’ tutti. Mi piacerebbe averti qui accanto adesso, sai? E parlare un poco, semplicemente, e ascoltare la pioggia. E mettere qualcosa sotto la gamba per fermare il tavolo che traballa. Oppure mettere qualcosa sotto la gamba del più stabile dei tavoli, per farlo traballare. Scrivere qui è un surrogato del parlare, o è qualcos’altro? Non lo so, adesso ho il pensiero annebbiato dalla stanchezza e dal sonno. Ricorda che Calipso è una ninfa, non una musa - la musa sei tu! Di quale arte non so, forse di tante arti insieme. Basta, vado a buttarmi a letto, augurandoti una virtuale estemporanea buona notte, indipendentemente da quando leggerai. Ciao.

Chiara Borghi ha detto...

Ho letto prima di dormire, il giorno dopo ma che importa, notte.

Carlo ha detto...

Sì, che importa? Sono tornato a leggere e scrivere qui adesso, l'una di notte, notte fra venerdì e sabato. Il tuo blog mette le ore di un altro fuso, forse la California, l' ora di San Francisco. La giornata è passata abbastanza bene. Ho provato a cercare quella poesia di Jim Morrison, ma non l'ho trovata. La pioggia nasconde il pianto, ma un raggio di sole può far scintillare gli occhi e quella scintilla può rimbalzare in altri occhi. Mi concentro con lo sguardo su quei tuoi versi, "la capacità aliena / di aspettare ogni mese che un'attesa si disattenda, / scorra il mio esserci donna". E il mio sguardo vede, ma confusamente, dentro quell'attesa disattesa. E vorrebbe vedere meglio. Sai, con tutto il rispetto per i tuoi racconti e in particolare per quello appena uscito (il 18 a Savona lo presentiamo bene, eh!), continuo a pensare che tu sia fatta per la poesia. In poesia raggiungi talvolta un linguaggio secco, scarno, preciso, che incide come una lama, con tanta azione e pochi aggettivi. In questa poesia di aggettivi qualificativi ce ne sono solo tre, mi pare: grigio, rosso, aliena. Due colori e uno spostamento misterioso di mondi. Credo che la chiave stia qui dentro più che nei lunghi racconti. Mi hai detto di non sentirti all'altezza di scrivere poesia. Io ti dico che lo sei, e che sei anche ad altre altezze, e se talvolta preferisci volare basso nella diluita tranquillità d'una prosa, è solo perché hai ancora un poco di paura del balzo, della vertigine. So che ci sono dei motivi, so che hai sofferto. Ma non rinunciare. Ciao, a presto.

Chiara Borghi ha detto...

Ciao, grazie dei complimenti. Il motivo principale perchè io scrivo poca poesia, più precisamente io palesi poca poesia è anche perchè questa deriva da me. La poesia è una mia emozione, un mio ricordo. Non ho lo scudo dei personaggi. Ecco io non ho voglia di parlare di me al mondo, non direttamente. Non è paura, il rischio è maggiore a pubblicare un raccontoche una poesia. Non ho paura di scrivere poesia, solamente non voglio rendere pubblica la mia "dimensione poetica", non mi sento pronta. Oggi pubblico una poesia che è una dichiarazione di poetica per renderti il concetto più chiaro.
Lo so che tu mi vedi come la fragilità e la paura fatta persona ma credimi ti sbagli. Con il tempo toglierai da me i tuoi voli pindalici e mi vedrai per quella che sono.

Carlo ha detto...

No, non ti vedo come la fragilità e la paura. Però forse vedo quello che tu in parte metti nelle poesie, e lo scrivi tu stessa: che le tue parole nascono dalla sofferenza, dallo scoglio. Può darsi che io faccia anche i miei voli (pindarici, non pindalici! a meno che siano cinesi!), ma volando a volte si vede giusto. Non sei la fragilità e la paura, secondo me, no: hai soltanto quelle fragilità e quelle paure che ti inducono a non esporti, a non rischiare (più) certe cose, e quindi anche a rinunciare a qualcosa di scintillante che sta in te e intorno a te. Che potrebbe essere la poesia, ma pure tanto d’altro. Dalle tue paure (tu stessa le citi) nessuno può sollevarti, solo tu puoi, pazientemente, scavarci dentro, smascherarle, sgretolarle. Non si finisce mai di farlo. E chi può fermare la scure del tempo? Io no di certo, ma credo nessun altro. I miei voli... C’è un bel quadro di Chagall, anzi forse sono due o tre con lo stesso soggetto, dove lui vola tenendo lei abbracciata - in un altro, lui vola e lei lo tiene per mano stando a terra, mi pare. Volano sopra la città, il tono è azzurro-verde, e si vede che c’è amore fra loro ma si vede anche amore che si versa sulla città - forse più villaggio che città. Forse ho sognato di non smettere con i miei voli ma di... Ma basta, basta così. Il coraggio del racconto è un coraggio più pragmatico, il coraggio di esporre alle critiche (che infatti non mancano!) un lavoro complesso, elaborato, studiato. Il coraggio della poesia è un coraggio di cuore, di volo. Tu ce l’hai. Non sei la fragilità e la paura, hai solo (sempre secondo la mia opinione - e posso sbagliare e anche tanto) qualche paura che s’è incrostata dentro, qualche pelle da cambiare ancora. Sei più limpida di così, lo sento. Ma se vuoi dirmi che sono solo mie fantasie, accetto che tu me lo dica, non mi offendo. In fondo non esiste una visione obiettiva neppure di un paesaggio o di una casa o di una stanza: ognuno la vede un po’ diversa - eppure sono oggetti fisici, in fondo. Figuriamoci l’anima! E hai tutto il diritto di non avere voglia di parlare di te al mondo. E magari neppure a me.